Ma quanti sono davvero i caregiver familiari conviventi in Italia?

di Monica Fiocco – referente CONFAD Campania

Quando si parla di caregiver familiari si leggono numeri molto diversi: c’è chi parla di oltre 7 milioni di persone, chi di circa un milione e mezzo, chi addirittura di meno di 800 mila.

Chi ha ragione?

La risposta è semplice: dipende da cosa intendiamo per “caregiver familiare”.

Guardiamo per primo al dato più ampio: 8 milioni di persone.

Secondo le elaborazioni ISTAT, sono circa 7.992.000 le persone di almeno 15 anni che svolgono attività di cura verso un familiare almeno una volta alla settimana.

Si tratta di un universo molto ampio che comprende figli, coniugi, genitori, fratelli e altri familiari che prestano un aiuto, anche non continuativo. Le donne di questo macrogruppo rappresentano circa il 59% di questa popolazione, gli uomini il 41%.

Questo dato descrive il fenomeno generale della cura familiare, ma non identifica chi sostiene quotidianamente il peso dell’assistenza continuativa.

Quando parliamo di caregiver familiari conviventi le cose cambiano.

Se restringiamo la definizione ai caregiver familiari conviventi, cioè alle persone che vivono con il familiare assistito e dedicano almeno 20 ore di assistenza alla settimana, la stima cambia radicalmente. In questo caso i caregiver sono circa 1.500.000. (Fonte: elaborazioni ISTAT).

È questa la popolazione maggiormente esposta ai rischi del caregiving: sovraccarico assistenziale, rinuncia o riduzione dell’attività lavorativa, isolamento sociale e peggioramento delle condizioni di salute.

Ma quanti assistono persone con gravi limitazioni?

Incrociando i dati ISTAT sulle persone con gravi limitazioni funzionali con la presenza di almeno un caregiver convivente di età superiore ai 20 anni, emerge una stima ancora più specifica.

I caregiver familiari conviventi che assistono persone con gravi limitazioni sarebbero circa 759.000, di cui: 562.000 non occupati; 197.000 occupati. Poiché questa elaborazione si basa su un campione ISTAT di circa 30.000 famiglie, la stima presenta un margine di errore di circa il 21%.

Ciò significa che il numero reale potrebbe oscillare approssimativamente tra:

Chi sono le persone assistite?

Anche la distribuzione per età delle persone assistite aiuta a comprendere il fenomeno.

Le stime indicano che:

Questi dati mostrano come il caregiving familiare sia oggi strettamente legato all’invecchiamento della popolazione. Tuttavia, quasi un terzo delle persone assistite è costituito da adulti tra i 19 e i 70 anni e una quota, seppur più contenuta, da minori con disabilità o gravi condizioni di salute.

È un dato che merita maggiore attenzione perché descrive situazioni profondamente diverse. Chi inizia ad assistere un genitore non autosufficiente a 40 o 50 anni spesso si trova nel pieno della propria carriera lavorativa e può essere costretto a ridurre o abbandonare l’attività professionale. Ancora più gravosa è la condizione dei genitori di bambini e ragazzi con disabilità ad elevato o intensivo bisogno assistenziale, per i quali il carico di cura accompagna spesso l’intero percorso di vita familiare.

Perché è importante usare il numero giusto?

Affermare che in Italia ci sono quasi 8 milioni di caregiver è corretto se ci si riferisce a tutte le persone che prestano, almeno settimanalmente, una qualche forma di assistenza familiare. Dire che i caregiver familiari conviventi sono circa 1,5 milioni è altrettanto corretto quando si analizza chi presta un’assistenza intensa e continuativa.

Infine, se l’obiettivo è stimare i caregiver conviventi che assistono persone con gravi limitazioni funzionali, la migliore stima oggi disponibile è di circa 759.000 persone, tenendo conto del margine di incertezza statistica.

Una definizione che cambia le politiche

La domanda “Quanti sono i caregiver familiari conviventi in Italia?” non ha una sola risposta: la risposta cambia in funzione della definizione utilizzata.

Per progettare politiche sociali efficaci è fondamentale distinguere tra chi offre un aiuto occasionale e chi vive ogni giorno accanto a una persona non autosufficiente, dedicando decine di ore settimanali all’assistenza.

È quest’ultimo gruppo – stimabile in circa 1,5 milioni di persone e, al suo interno, nei circa 759 mila caregiver conviventi che assistono persone con gravi limitazioni funzionali – a sostenere la parte più gravosa del welfare familiare italiano.

Non è un caso che il disegno di legge attualmente in discussione in Commissione si prefigga, tra i suoi obiettivi, di profilare finalmente il numero dei caregiver familiari conviventi attraverso una classificazione fondata sull’intensità dell’assistenza prestata, misurata in base alle ore settimanali di cura, e sulla convivenza o meno con la persona assistita. Una distinzione di questo tipo consentirebbe di superare l’attuale utilizzo indistinto dei dati e di costruire tutele realmente proporzionate al carico assistenziale sostenuto dalle diverse categorie di caregiver.

Per questo motivo, quando si parla di riconoscimento giuridico, tutele lavorative e sostegni economici, è essenziale riferirsi alla popolazione effettivamente impegnata nell’assistenza continuativa e ad alta intensità, evitando di confondere realtà profondamente diverse tra loro.