La riforma dell’Amministrazione di Sostegno: cosa cambierà.
di Monica Fiocco – Comitato esecutivo Confad e Referente territoriale Campania
Negli ultimi anni l’Amministrazione di Sostegno (ADS), introdotta nel 2004 per tutelare le persone fragili, ha mostrato limiti e criticità sempre più evidenti. In questi anni è stato richiesto da più parti alle Istituzioni un adeguamento della misura per riportarla alla sua funzione originaria: rimettere al centro la persona con disabilità, contrastando gli abusi e le distorsioni che si sono diffusi nella prassi.
Cosa prevede la Legge 167/2025 in vigore dal 29 novembre 2025?
La riforma che si sta discutendo in questi giorni ha come obiettivo una semplificazione normativa e una delega al Governo per riordinare e razionalizzare l’intero sistema delle misure di protezione delle persone fragili: interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno.
Il filo rosso dell’intervento legislativo è l’allineamento alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Ciò significa abbandonare la logica sostitutiva “decidiamo noi per te” a favore della logica del supporto alle capacità decisionali “ti aiutiamo a decidere”. È l’applicazione concreta dell’articolo 12 della Convenzione: ogni persona, indipendentemente dalla fragilità, conserva capacità giuridica e diritto alla propria autodeterminazione.
I punti cardine della riforma sono:
A . Pieno riconoscimento della volontà della persona fragile
Il cambiamento più significativo riguarda la volontà del beneficiario, che non avrà più valore solo formale, ma effettivo. La persona interessata potrà:
• indicare chi desidera come amministratore;
• partecipare alle decisioni;
• esprimere preferenze e obiezioni.
Il giudice dovrà rispettare tale volontà, salvo gravi motivi contrari.
B. Limite al numero di incarichi: massimo cinque
Una criticità storica è la presenza di amministratori professionali con decine o addirittura centinaia di incarichi contemporanei, con inevitabile svuotamento della tutela.
La riforma stabilisce un limite preciso: un amministratore professionale non potrà gestire più di cinque incarichi.
È inoltre previsto un registro nazionale degli amministratori qualificati, con requisiti formativi omogenei e controlli più rigorosi.
C. Verifiche annuali e maggiori responsabilità
Il giudice tutelare dovrà verificare almeno una volta l’anno:
l’andamento della misura, la sua attualità e proporzionalità. I rendiconti dovranno essere chiari e periodici, e l’amministratore sarà chiamato a rispondere in modo più diretto del proprio operato.
In caso di conflitti o situazioni nebulose, la persona fragile potrà essere affiancata da un avvocato d’ufficio, così da non restare mai sola nelle procedure.
D. Diritto alla vita relazionale e affettiva
Una delle novità più innovative riguarda il diritto alla relazione:
l’amministratore non potrà impedire, limitare o ostacolare i rapporti familiari e affettivi della persona assistita.
Il legame con i propri cari è riconosciuto come componente essenziale della dignità e del benessere, e la tutela non potrà mai tradursi in isolamento.
E. Fine degli incarichi “perpetui”
La misura diventa dinamica e temporanea:
l’ADS dovrà essere rivalutata, ridotta o revocata quando non è più necessaria.
La temporaneità diventa un principio guida, in coerenza con un sostegno personalizzato e realmente proporzionato.
F. Criteri uniformi per i compensi
Addio alle parcelle arbitrarie e alle forti disomogeneità territoriali.
Arriverà un tariffario nazionale per i compensi degli amministratori professionisti, con regole chiare sui rimborsi spese. Un sistema pensato per garantire decoro, trasparenza e uniformità su tutto il territorio.
Ci auguriamo che questa riforma non rappresenti soltanto un aggiornamento legislativo, ma un vero cambio di paradigma culturale, che significherebbe spostare il baricentro:
dalla gestione della fragilità alla promozione della persona;
dalla protezione passiva al sostegno all’autonomia;
dal rischio di abusi (purtroppo numerosissimi negli ultimi anni) a una tutela realmente orientata alla dignità e alla libertà individuale.
Se sarà davvero implementata – e serviranno i 24 mesi per i decreti delegati – questa riforma potrà rappresentare uno dei passi più significativi degli ultimi decenni nella tutela dei diritti delle persone vulnerabili in Italia.
Noi come Confad, come sempre ce lo auguriamo con tutto il cuore, noi come sempre, scruteremo l’orizzonte a tutela dei migliori cambiamenti possibili.
