1 Giugno 2026

ALLARME SUL CONFLITTO DI INTERESSI NEL TERZO SETTORE
Disabilità, allarme sul conflitto di interessi nel Terzo Settore: chi tutela i diritti non può coincidere con chi gestisce il business dei servizi

Si fa sempre più forte la preoccupazione di famiglie e persone con disabilità di fronte all’evoluzione delle politiche e delle riforme in materia di disabilità. Al centro dell’allarme vi è una contraddizione che rischia di compromettere la tutela effettiva dei diritti: alcune storiche associazioni ed enti del Terzo Settore, mentre rivendicano un ruolo di rappresentanza e difesa delle persone con disabilità e delle loro famiglie, sono al tempo stesso direttamente coinvolti, anche sul piano economico, nella gestione e nell’erogazione dei servizi assistenziali, residenziali e semiresidenziali.
Si tratta di una sovrapposizione sempre più evidente tra funzione di advocacy e interesse economico, che pone un problema serio di trasparenza, imparzialità e indipendenza. Chi rappresenta i bisogni delle famiglie dovrebbe agire esclusivamente nell’interesse delle persone più fragili; quando però lo stesso soggetto partecipa anche al mercato dei servizi, il rischio concreto è che le scelte organizzative e istituzionali siano orientate più alla conservazione di assetti consolidati e di posizioni economiche che alla promozione dell’autodeterminazione individuale.
Le criticità emergono anche nell’attuazione del Decreto Legislativo n. 62/2024 e, in particolare, nel modo in cui viene declinato il cosiddetto “Progetto di Vita”. Le famiglie denunciano il pericolo che strumenti standardizzati, procedure burocratizzate e modelli gestionali calati dall’alto prendano il posto dell’ascolto reale della persona, dei suoi desideri e delle sue specifiche esigenze. Il timore è che prevalga una logica amministrativa e organizzativa funzionale agli enti gestori, invece di un approccio realmente personalizzato e partecipato.
La questione diventa ancora più grave rispetto ai progetti di riforma dell’amministrazione di sostegno. L’ipotesi che gli Enti del Terzo Settore possano assumere direttamente anche il ruolo di amministratori di sostegno delle persone con disabilità apre infatti a un conflitto di interessi potenzialmente enorme. Consentire a chi organizza e vende servizi di accoglienza o assistenza di diventare anche il soggetto che amministra il patrimonio e le decisioni legali della persona assistita significa creare un corto circuito pericoloso e privo di adeguate garanzie.
In un simile scenario, il pericolo non è solo teorico. Il rischio reale è che la tutela giuridica e patrimoniale della persona con disabilità venga progressivamente assorbita dentro un sistema in cui il medesimo ente finisce per controllare rappresentanza, presa in carico, gestione del servizio e amministrazione degli interessi economici dell’assistito. Una concentrazione di potere così ampia metterebbe a repentaglio l’autodeterminazione della persona e la libertà delle famiglie, esponendole a dinamiche opache e autoreferenziali.
Per queste ragioni, appare indispensabile aprire un confronto pubblico serio, trasparente e partecipato, che rimetta al centro i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, la separazione netta tra rappresentanza e gestione economica dei servizi, e la necessità di evitare ogni forma di commistione tra tutela dei diritti e interessi patrimoniali.
La difesa delle persone più fragili non può trasformarsi in una posizione dominante nel mercato dell’assistenza.

Alessandro Chiarini
Presidente CONFAD APS

