Caregiver Familiari Conviventi lavoratori: chi sono?

Spesso si parla di Caregiver Familiari Conviventi riferendosi solamente a coloro che hanno dovuto lasciare il lavoro per assistere il proprio caro non autosufficiente.

Esistono, però, anche i Caregiver Familiari Conviventi lavoratori: coloro che il lavoro sono riusciti a mantenerlo, affrontando enormi sacrifici per conciliare l’attività lavorativa con quella di cura, l’occupazione con l’assistenza.

Secondo i dati ISTAT, in Italia i Caregiver Familiari Conviventi lavoratori sono circa 200.000.

Si tratta di una categoria di cui si parla poco e il più delle volte come di una ristretta cerchia di “privilegiati” perché, in fondo, “Loro riescono a lavorare”.

In realtà, queste persone vivono ogni giorno il carico di una doppia giornata: la prima lavorando, con la mente costantemente rivolta al familiare fragile; la seconda quando rientrano a casa ed “entrano” nella dimensione del caregiving. Non si tratta solo di fatica fisica. È un logoramento continuo del corpo e della mente.

Per andare al lavoro, queste persone sono costrette ad affidare il proprio caro a una persona che si occupi di lui, che il più delle volte non rientra come figura fornita dai servizi per l’assistenza domiciliare e quindi è retribuita a spese della famiglia. Una scelta obbligata che assorbe gran parte dello stipendio del Caregiver Familiare Convivente lavoratore.

Per non parlare del fatto che trovare assistenti preparati, competenti ed empatici è sempre difficile.

Ai Caregiver Familiari Conviventi lavoratori, se dipendenti, la legge riconosce tre giorni al mese di permesso per l’assistenza della persona cara. Un aiuto importante ma insufficiente, che talvolta è ancora visto con incomprensione e persino ostilità, nell’ambiente di lavoro.

Ancora più difficile è la situazione dei Caregiver Familiari Conviventi lavoratori autonomi, che svolgono attività di libera professione: per loro non esistono neppure quei tre giorni di congedo. Loro, semplicemente, se non lavorano non guadagnano. Questo significa dover scegliere ogni giorno tra il diritto alla cura del proprio caro e la necessità di mantenere in piedi la propria attività per sostenere la famiglia.

Il risultato è che i Caregiver Familiari Conviventi lavoratori non solo non sono “privilegiati perché lavorano” ma vivono un sovraccarico costante di stress personale che li espone a un rischio concreto di esaurimento fisico e psicologico, che può arrivare (e spesso arriva) anche a livelli ingestibili (sindrome da burnout).

Perché non riconoscere anche ai Caregiver Familiari Conviventi lavoratori la possibilità di un accesso anticipato alla pensione, considerando il lavoro che svolgono come un vero e proprio lavoro usurante e gravoso, equiparandolo così alle altre categorie di professioni riconosciute ad alto carico fisico ed emotivo, specialmente quando si protrae per anni?

Riconoscere il loro ruolo significherebbe riconoscere che la cura familiare, quando si protrae per anni, è a tutti gli effetti un’attività gravosa, che merita tutela, rispetto e misure concrete di sostegno.Ci aspettiamo, ora, che durante l’iter legislativo del DDL Locatelli si lavori per arrivare a una giusta legge sul riconoscimento della figura del Caregiver Familiare che tuteli anche i Caregiver Familiari Conviventi lavoratori, perché anche loro, come i Caregiver Familiari non lavoratori, sono e restano persone in attesa di diritti.